Mughini: “Questo Governo fa schifo. Ed io non mi sento più un uomo”

Giampiero Mughini: la diagnosi di un tumore allo stato iniziale e l’intervento chirurgico. La perdita dell’erezione è la sua unica preoccupazione per il futuro, tra la nostalgia di Mario Monti e qualche magra consolazione avuta dalla pensione…

Giampiero Mughini tumore

Era marzo del 2006 quando Giampiero Mughini, oggi 77 anni, ha capito di dover ripensare e mettere in discussione la sua vita. La vecchiaia, che si prospettava per lui serena, così non lo è stata e il suo futuro si è rivelato essere ben diverso da quello che aveva pensato. “Ho alzato la cornetta del telefono, ho capito subito che aria tirava. La diagnosi era infausta: tumore allo stadio iniziale”, ricorda Mughini. “Non mi sono scomposto: drammatizzi quando muore tuo padre, se l’amore della vita fugge con l’idraulico, se il tuo libro cui tieni tanto vende otto copie. Per il resto, non c’è da perdersi d’animo”.

La sentenza del medico fu decisiva, e non lasciò grandi alternative se non intervenire operando alla prostata. Un’operazione che oggi permette di salvaguardare i nervi che consentono l’erezione, ma così non è andata, per lui: “Non appagare una donna? Una sberla che non finisce mai”, dice il giornalista. “La mia identità di uomo non è più la stessa, ma lo accetto. D’altronde, non sono più un ragazzino e non ho un corteo di spogliarelliste ventenni dietro la porta. Vale che sono vivo e che sto bene”.

L’intervento è arrivato nel giugno 2006, al Gemelli di Roma, dopo che a gennaio dello stesso anno i valori delle analisi si erano rivelati superiori alla norma. Un’operazione di quattro ore, una passeggiata per Mughini che si è ripreso in fretta. “Mi sono rituffato nelle mie giornate di sempre, ci tenevo a rimettermi in carreggiata. Ma, quando mi fermavo a riflettere, non potevo non pensare che, per certi versi, era cominciata la mia morte”. L’aspetto più delicato di tutta la faccenda riguarda la menomazione della virilità, il sesso perduto e la sensazione di non sentirsi più né uomo né maschio: “Mi avevano appena operato alla prostata e io sapevo che le cose, i rapporti con la mia compagna, sarebbero stati diversi. Ma sapevo anche che il destino va preso per quello che è: ogni giorno è un’opportunità, un regalo che qualcuno ci ha fatto”.

Ora, ogni sei mesi, toccano controlli di routine. Mughini si dice più saggio, più “fine”, e più esperto nel suo mestiere. “Faceva parte del gioco. Del gioco della vita. Continuavo a ripetermi questa frase, nel letto d’ospedale, fra i miei libri, il block notes, gli appunti sparsi sulle lenzuola”. 

Così, Giampiero Mughini, oltre alle sfuriate in tv, si è preparato a vivere la sua vecchiaia. La mancata erezione sembra essere l’unica – e forse comprensibile – preoccupazione per il suo futuro, nel mentre si dispera per il Governo che fa fatica ad accettare. Del resto Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono per lui “due padri padroni di un Governo che finirà male”. Un bilancio del Governo in carica fallimentare, con il Premier Giuseppe Conte che fa da burattinaio: “si destreggia alla maniera di un acrobata”. Mughini rimpiange Mario Monti e i Governi del Presidente Giorgio Napolitano, e non ne ha mai fatto un mistero. Per lui, tra preoccupazioni future e nostalgie del passato, c’è anche qualche magra consolazione: 170mila euro lordi di pensione e 70mila euro di tasse pagate. Come disse lui stesso, tempo fa…:“Sono tempi magri”…

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